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Alex resisti! Il numero 78 sarà solo un lontano ricordo

Per la serie libri per ragazzi di 12-18 anni, oggi parliamo dell’Isola in via degli uccelli, piccolo capolavoro semi autobiografico di Uri Orlev. Il libro racconta la storia di Alex, un bambino di 11 anni che è costretto a vivere da solo nel ghetto di Varsavia, quando il padre Stefan viene catturato dai nazisti. Il padre promette ad Alex che qualsiasi cosa accada tornerà da lui, e gli indica un posto dove rifugiarsi fino al suo ritorno. Inizierà così una delle avventure più famose partorite dalla penna di Uri Orlev.


Libri per ragazzi 12-18 anni L'isola in via degli uccelli

È notte, il respiro si ghiacciava nell’aria e assumeva la forma di un fugace spettro. Alex era teso ad ascoltare, nessun rumore dalla strada e dalle abitazioni adiacenti. Tutto era tranquillo nell’isola in via degli uccelli, eppure la tensione era alle stelle, paralizzava gli arti, nel freddo di una notte apparentemente senza fine. Un altro paio di sospiri, e in silenzio mosse i primi passi nella stanza abbandonata, alla ricerca di qualche flacone di latte o briciola di pane. Alla ricerca di un futuro sempre più incerto.

Tra lenzuola e cassetti vuoti, la disperazione iniziò a farsi strada tra i pensieri di Alex, e una lieve lacrima scese sul suo volto. Il suo migliore amico, un topolino di nome Neve, si mosse con destrezza in avanscoperta, per scovare grazie al suo olfatto, qualche alimento nascosto. Passò un altro giorno e di Stefan, il padre di Alex, neanche l’ombra.

Molto più di una semplice storia

Anche se rientra tra i classici dei libri per ragazzi di 12-18 anni, per la sua leggerezza narrativa, Uri Orlev trasmette il tragico messaggio in maniera fortissima anche agli adulti. Ciò è dovuto al fatto che il romanzo è un’opera semi autobiografica dell’autore. Uri Orlev è nato a Varsavia nel 1931 e ha vissuto con la madre e il fratello nel ghetto: dopo l’assassinio della madre da parte dei nazisti venne deportato.

libri per ragazzi 12-18 anni l'isola in via degli uccelli
tratto dal film L’isola in via degli uccelli

L’Isola in via degli uccelli è un pugno nello stomaco ed è il simbolo di tutto il dolore che hanno dovuto subire i bambini durante l’Olocausto (qui per saperne di più). In tempi di guerra e disperazione, saremmo capaci di fare di tutto, pur di salvarci la vita. Aggrapparci ad ogni briciola di volontà per andare avanti e resistere, giorno dopo giorno. Per Alex, tutta la determinazione deriva dal ricordo di suo padre, e di quella promessa, fatta molti mesi prima. In questa storia, il nostro protagonista prende spunto dalle avventure di Robinson Crusoe, per trovare la forza e gli spunti per fare del suo meglio e sopravvivere. Si dimostrerà più maturo di molti adulti, e riuscirà persino a migliorare la sua condizione man mano che la storia proseguirà.

Non sarà solo il cibo ciò che Alex troverà nelle sue ronde notturne

L’amore sarà un veicolo fortissimo di sopravvivenza. Si innamorerà di una ragazza e, con la semplicità e l’innocenza tipica dei bambini, i due giovani faranno di tutto per vedersi e stare insieme, persino sfidare i nazisti. Perché l’amore è ancora una volta l’unica cura possibile contro l’odio: è una la forza propulsiva che ci tiene vivi e incollati alla vita. La speranza di un futuro migliore.

Eppure nel ghetto di Varsavia non sono solo i nazisti il problema, ma tutti coloro che tentano di salvarsi la vita lucrando sulle disgrazie altrui. La legge del più forte si ripropone a più mandate, costringendo il nostro protagonista, a ingegnarsi sempre di più e a essere sempre più forte. Non mancheranno però anche le figure di supporto, che aiuteranno Alex nei momenti apparentemente senza via d’uscita. È anche grazie a loro se nel libro si respira un briciolo di speranza, senza mai cadere nel banale.

Uno dei più grandi meriti di Uri Orlev e di molti libri per ragazzi di 12-18 anni che trattano il tema della Shoah, è di farlo con gli occhi innocenti di un bambino (qui per conoscere altri titoli dell’autore). Trasformare una tragedia in un’avventura urbana, senza troppa retorica, ma tentando di far vedere il bello anche in un’ambientazione in cui di bello non c’era nulla. Questo non deve però trarre in inganno: la storia è tutt’altro che una favola. Pur con la sua leggerezza e il suo sapore di avventura, Uri riesce a trasmettere tutti i più profondi sentimenti di orrore legati a quel periodo storico.

Per Alex, il numero 78 era la casa dove suo padre gli disse di rifugiarsi. La fessura dalla quale guardava felice la ragazza del suo cuore. La palazzina in cui si ingegnava per rendersi sempre più celato, costruendo scale e attrezzi. Ma soprattutto, per Alex, il numero 78 era uno spettro che lo tormentava ogni notte. Ad ogni sospiro, un colpo al cuore che non gli permetteva di abbassare mai la guardia. Era una prigione che non poteva abbandonare, nella speranza di rivedere il padre.

Ma dopo ogni gelida notte, c’è sempre un sole alto e splendente nel cielo, che dipana le ombre e ci scalda il cuore. Per questo e mille altri motivi, alla fine di tutto, il numero 78 rimarrà solo un lontano ricordo.

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