fbpx

Chi si ricorda i Piccoli Brividi ?

L’altro giorno, causa quarantena, giravo per casa in cerca di qualcosa da fare e così, dopo diverse opzioni, ho deciso di rimettere a posto la stanza. Ovviamente questo bel proposito è morto abbastanza presto e precisamente nel momento in cui, tra DVD e fumetti, è saltata fuori la mia collezione personale dei Piccoli Brividi (per saperne di più vedi qui).

E giù nostalgia a fiumi mentre ne prendevo uno per uno e sfogliavo quelle pagine gialle, col bordo dipinto di verde melma fosforescente. Quando noi della generazione nata negli anni ottanta e primi novanta volevamo un po’ di avventura non c’era ancora Harry Potter (qui per sapere le iniziative del maghetto per fronteggiare il Coronavirus). C’erano questi horror per ragazzi divertenti e con tante trovate, geniali al punto da fare invidia a molti thriller per adulti, direttamente dalla mente perversa di R.L. Stine. Ma andiamo con ordine.

piccoli brividi

Di cosa davvero parlavano i Piccoli Brividi

Fondamentalmente c’era uno schema ricorrente per ciascuna storia: un protagonista, maschile o femminile a seconda dei casi, sui dodici anni, che nella cittadina dove vive, negli ambienti famigliari, o a scuola, o anche al campo estivo, scopre l’esistenza di qualcosa di mostruoso. Ad oggi, analizzando questo schema, leggo un mondo che ovviamente da bambino non capivo. Perché quando mi approcciavo a una di queste storie dalle tinte sempre macabre, lo facevo per il gusto dell’orrido, o per l’interesse suscitato da tutto ciò che è strano, o per le copertine accattivanti. Ma ogni storia non era altro che il racconto del passaggio dall’età infantile a quella adolescenziale: la scoperta, appunto, dei propri demoni interiori.

L’iniziazione

Glenn Sparks, professore presso la Purdue University, ci dice: “Guardare i film horror è un residuo dell’antico rito tribale di passaggio all’età adulta”. Una sorta di prova di coraggio, ossia una sfida, con sé stessi e con i coetanei. Quando vivevamo nelle caverne e ci scaldavamo attorno al fuoco, diventare adulto significava partecipare alla caccia: affrontare le bestie feroci, ossia il mostro. Oggi viviamo in belle case e in una comoda civiltà evoluta, ma i mostri non sono scomparsi: sono solo cambiati. E di istinto fin da piccolo ti senti attirato da questa battaglia necessaria a diventare uomo, è impossibile sottrarvisi. La lettura di un horror era questo per me, senza che me ne accorgessi: entrare nella foresta oscura per vedere se i mostri esistevano. E capire se ero pronto per combatterli.

piccoli brividi

L’amicizia, la curiosità, l’avventura

Perché non facevano mai davvero paura, o almeno non tutti. Iniziavi a leggere per il brivido, ma poi andavi avanti perché trovavi altro. Prima fra tutte, l’amicizia con i coetanei, che si dimostravano subito gli unici disposti a crederti. Nessun adulto nei Piccoli Brividi era disposto a darti ascolto quando gli dicevi che il tuo professore era un mostro, e in alcuni casi gli adulti stessi erano in combutta col demone di turno. Solo i tuoi coetanei, i tuoi amici, ti venivano dietro e ti aiutavano a capire. La curiosità la faceva da padrone, perché tutti hanno bisogno di credere esista la magia nel mondo, anche se fa paura. E poi si finiva per essere compagni di avventura e per affrontare di persona la minaccia, tutti insieme… e a volte si vinceva, a volte no.

Leggi anche – Resisti Alex ! Il numero 78 sarà solo un lontano ricordo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: